Nel vino, il tempo non è mai una variabile lineare. Le trasformazioni più interessanti non avvengono per rottura, ma per stratificazione: si depositano nella memoria e nelle intuizioni di chi le guida, fino a emergere in forme capaci di raccontare un territorio con una precisione che spesso supera le parole.
È in questo spazio, sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta diventando, che si inserisce oggi il percorso dell’Azienda Agricola Livon.

Più che un cambiamento dichiarato, si avverte un’evoluzione in atto: un’energia nuova che attraversa luoghi, scelte e linguaggi.
L’ingresso di Matteo Livon e della cugina Francesca Livon, terza generazione della famiglia, segna un passaggio che non rompe con il passato, ma lo rilegge con consapevolezza, aprendo l’azienda a una dimensione più dinamica e contemporanea, focalizzata sul rapporto rinnovato con il territorio e la sua comunità e sull’apertura alla curiosità degli avventori da fuori regione.
La cantina, in questo senso, smette di essere solo uno spazio produttivo per trasformarsi in un luogo da vivere: un ambiente in cui il vino si costruisce tanto nel tempo dell’affinamento quanto in quello dell’incontro.
Un percorso già leggibile nelle sue direzioni fondamentali: la Cantina Nuova di Dolegnano si configura come il nuovo centro nevralgico dell’azienda, dove l’accoglienza del pubblico dialoga con uno spazio sperimentale dedicato alle più avanzate tecniche di produzione.

In questo spazio avviene l’affinamento dei Cru aziendali, nati sulla collina di Ruttars, nell’area più vocata di Dolegna del Collio.
Parallelamente nella pianura adiacente a Palmanova si rinnova anche l’accoglienza di Villa Chiopris: oltre allo storico parco che circonda la villa offrendo ai visitatori una zona di pace e introspezione, l’accoglienza si declina nella scoperta di un panorama storico e paesaggistico, capace di raccontare la regione Friuli non solo tramite il vino, ma con un’esperienza a tutto tondo.
Villa Chiopris si conferma così punto di partenza privilegiato per la scoperta di una regione che sempre più sta investendo sulla propria immagine, ridefinendo il profilo turistico del nord-est italiano.
Emblematico di questo periodo di trasformazione è la rinascita di Braide Mate: una visione concreta che racconta il rapporto di Matteo Livon con l’azienda di famiglia e la sua storia. Come lui stesso sottolinea: “non si è trattato di un semplice recupero, ma piuttosto di un momento di profonda riflessione sul nostro territorio e le varietà che storicamente ne hanno segnato lo sviluppo”.

Una rilettura consapevole di un progetto che aveva segnato una svolta nella storia aziendale, andando a delineare la nascita di Gran Cru Livon, oggi con una nuova interpretazione contemporanea: il ritorno dello chardonnay in purezza è un atto di sintesi che vuole raccontare l’eleganza e la potenza del Collio.
Braide Mate è un progetto che guarda al presente e immagina il futuro, senza mai rinnegare le proprie radici e la propria identità. Questo vino incarna un approccio preciso alla gestione aziendale: valorizzare ciò cheesiste, portarlo a maturazione, restituirlo con maggiore coerenza e profondità. È la dimostrazione di come innovazione e identità possano convivere senza compromessi, in un equilibrio che da sempre definisce lo stile Livon.
Più che ridefinire l’azienda, questo nuovo corso ne rende leggibile la direzione: un luogo in cui il vino resta espressione del Collio, aprendosi al tempo stesso a una dimensione condivisa.
Per visitare l’azienda: https://ospitalita.livon.it/
