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Bio ed equo, nasce il “Manifesto del Solidale Italiano”

Dicembre 15, 2014

Pasta-e-pomodoro_Solidale-Italiano“Non esiste biologico senza giustizia”, ha dichiarato Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica presente a Milano per il lancio del primo Manifesto del Solidale Italiano, firmato Altromercato. Portare in Italia le pratiche del commercio equo e solidale per sostenere i piccoli produttori del nostro paese valorizzandone i prodotti agroalimentari e artigianali è l’obiettivo. Aiab e CGM si sono unite con Slow Food per garantire salari e prezzi equi per chi produce, per chi consuma e per chi costruisce filiere dirette. Una nuova alleanza che si propone di dare un contributo concreto all’economia sociale italiana. Equità, cooperazione, sviluppo e inclusione sociale, retribuzione dignitosa, sostenibilità economica e valore alle produzioni locali, rispetto per l’ambiente, i principi guida. Ad accompagnare questa novità, la seconda edizione dell’Osservatorio Altromercato del Vivere Responsabile. Duello all’ultimo sangue tra “Etici a prescindere” e i cosiddetti “Eti-che?”. Un italiano su tre, comunque, adotta stili di vita sostenibili. L’Osservatorio si concentra quindi in particolare sulla tendenza degli italiani ad accostarsi a prodotti, servizi e iniziative che promuovono l’uso accorto delle risorse e una limitazione degli sprechi, una più equa ripartizione della ricchezza, grazie anche a relazioni dirette con chi produce e salvaguarda la biodiversità. Più della metà della popolazione, risulta dalla ricerca, sarebbe inoltre disponibile a pagare un prezzo più alto per prodotti provenienti da agricoltura socialmente e ambientalmente sostenibile (65%) e da aree del Paese sottratte allo spopolamento (60%). Gli esperti concordano sul fatto che vi sia un’ ampia e condivisa sensibilità alle produzioni locali e nazionali, soprattutto in campo agroalimentare. I motivi sono fortemente legati al gusto e alle tradizioni, ma anche alla volontà o al desiderio di “privilegiare l’economia nazionale/locale” come reazione alla crisi, nella speranza inoltre di ottenere prodotti a prezzi migliori. Il consumatore, però, non ha chiari i confini di concetti come Km.0, Bio, Equo, Sostenibile, Eco: tende a confonderli come se fossero aspetti diversi di un medesimo fenomeno. Una popolazione con una solida base di valori condivisi e disponibile ad assumere comportamenti socialmente responsabili, è comunque la sintesi della fotografia scattata dall’Osservatorio. Oltre 6 italiani su 10 si dimostrano infatti sensibili, a diversi livelli, su temi quali equità, giustizia sociale, tutela dell’ambiente e disponibili, per diversi fattori, a cambiare il proprio stile di vita. I risultati dipingono tuttavia una società sempre più “tiepida” sui temi dell’equità e della giustizia sociale nelle fasce più giovani, dai 18 ai 35 anni, maggiormente colpita dalla precarietà. Sono quindi gli over 50 i più sensibili ai temi del vivere responsabile. Tra le buone pratiche e gli stili di vita responsabili, il Commercio Equo e Solidale – identificato dalla maggior parte degli intervistati con valori di tutela dei diritti di donne e bambini (24%), difesa dell’ambiente (23%), trasparenza e responsabilità (17%) – si conferma una delle soluzioni possibili, anche se permane per molti la percezione della difficile reperibilità dei prodotti. “I risultati della seconda edizione dell’Osservatorio del Vivere Responsabile confermano che il terreno è fertile per portare avanti il nostro nuovo progetto lanciando il filone del Commercio Equo e Solidale italiano – ha commentato Vittorio Rinaldi, presidente di Altromercato – I consumatori si dimostrano infatti consapevoli, informati e sensibili ai valori di equità, responsabilità e solidarietà, che il Commercio Equo e Solidale promuove da decenni, oltre che sempre più attenti a sostenere i prodotti italiani e dell’economia locale. Per questo nei prossimi anni ci impegneremo per la valorizzazione delle produzioni artigianali e agroalimentari italiane, continuando il lavoro con le centinaia di migliaia di contadini ed artigiani con cui cooperiamo in 50 Paesi nel Mondo”. Francesca Fradelloni

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